Micro-foreste. Perché possono aiutare (e non poco) a migliorare la vita nelle nostre città

Il nome potrebbe suscitare qualche sorriso e qualche ironica alzata di sopracciglio. Ma il concetto di micro-foresta sta acquistando una sempre maggiore importanza nella pianificazione del territorio delle nostre città, e si prospetta come una soluzione ricca di benefici sotto molti aspetti.

4 minuti di lettura
[langdu8x] © 123RF.com

Micro-foreste. Il nome potrebbe suscitare qualche sorriso e qualche ironica alzata di sopracciglio. Ma il concetto di micro-foresta sta acquistando una sempre maggiore importanza nella pianificazione del territorio delle nostre città, e si prospetta come una soluzione ricca di benefici sotto molti aspetti.

Nell’ambito di quella che viene chiamata la “ri-naturalizzazione degli spazi urbani”, le micro-foreste cittadine sono una sorta di (più o meno grandi) polmoni verdi ricavati nel tessuto notoriamente fitto e congestionato delle aree cittadine.

Il loro primo scopo è naturalmente quello di migliorare la qualità dell’aria, che ha da tempo raggiunto livelli insostenibili in negativo, particolarmente nelle città. Ma in senso più generale la forestazione consente di riavvicinare la natura e la città, sviluppando azioni economicamente vantaggiose e misure a lungo termine capaci di ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici, e concorrendo dunque a sviluppare forme di quella che con termine tecnico è definita environmental stewardship.

Le foreste urbane infatti hanno un ruolo importante nel mitigare gli stress ambientali, regolando la temperatura dell’aria, rallentando il deflusso delle acque piovane, riducendo l’inquinamento acustico.
Inoltre generano servizi ecosistemici con valore ricreativo, sociale, psicologico ed estetico: in una parola contribuiscono al benessere dei cittadini che in quello spazio urbano vivono.

L’Europa sostiene la forestazione urbana attraverso il Green Deal e con un piano specifico per il recupero della natura in partenariato con gli enti locali e le regioni. Dal 2021, la New EU Forest Strategy for 2030 prevede che le foreste europee possano contare su 3 miliardi di nuovi alberi da piantare entro il 2030.

Se la forestazione urbana è, come detto, un’operazione anche culturale nel senso più ampio del termine, lo può diventare, a volte, in senso più specifico. A Klagenfurt in Carinzia, per esempio, nel 2019 la piantumazione di 300 alberi venne ad essere allo stesso tempo un’installazione dell’artista Klaus Littmann intitolata “ For Forest. Il fascino indomito della natura ”.

In Italia, uno dei più interessanti progetti di forestazione urbana è quello chiamato Oasi Green Lab. E’ nato a Roma dai dipartimenti ingegneria edile e ambientale della Sapienza ed è coordinato dalla professoressa Fabiola Fratini in collaborazione con il Municipio II e la Sorbona di Parigi. A beneficiarne sarà un quartiere ad alta densità abitativa come San Lorenzo, specificatamente nel parco dei Caduti.

L’Oasi diventerà un laboratorio scientifico multidisciplinare e partecipato, dove apprendere, sperimentare, progettare, con l’obiettivo di creare una città “conviviale e rinaturalizzata”, come scrivono i responsabili del progetto.

“La costruzione di città sostenibili” dichiarano gli autori “passa attraverso la re-introduzione della natura nei contesti urbani, come dimostrano le sperimentazioni di Giappone e India adottate successivamente anche in Olanda, Belgio, Germania, Inghilterra e Francia”.


Il quartiere di San Lorenzo è stato scelto anche per collocare la forestazione “all’interno di un tessuto urbano consolidato con flussi di auto molto intensi” ha sottolineato l’assessore al Verde del II Municipio di Roma. “Si può così verificare quanto le micro-foreste possono aiutare a migliorare la qualità dell’aria. La scelta di farle proprio in posti così caotici è importantissima”.

TAGGATO:
Da G.T.M.
Greentomeet
Lascia una recensione
error: Non puoi fare download !!