Faceva più caldo ai tempi dei Vichinghi: nel 985 d.C. colonizzarono la Groenlandia

Durante l’epoca vichinga il clima era davvero più caldo? La colonizzazione della Groenlandia sembra confermarlo, ma il quadro è più complesso di quanto sembri.

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immagine by :[anetlanda] © 123RF.com

Oggi, mentre i riflettori internazionali sono puntati sulla Groenlandia a causa delle recenti tensioni geopolitiche, c’è chi, con un sorriso sornione, esclama: “Ma lo sapevate che faceva più caldo ai tempi dei Vichinghi?”. Ecco, immaginiamo già le pacche sulle spalle tra amici che si scambiano articoli pseudo-scientifici per dimostrare che tutta questa faccenda del riscaldamento globale è solo una gran montatura.

Del resto, basta un nome per accendere la soddisfazione dei più scettici: Groenlandia. “Green-land”, ovvero terra verde. E chi l’ha chiamata così? Erik il Rosso, nel lontano 985 d.C., quando decise di stabilirsi su quella che oggi è una distesa di ghiaccio e rocce. Ma allora, si dice, era tutto diverso: clima mite, coltivazioni, animali al pascolo e persino chiesette vichinghe che sembrano uscite da una favola nordica.

Ma forse è proprio qui l’errore di partenza: prendere una situazione localizzata – e temporanea – e usarla come passe-partout per negare decenni di studi scientifici. Insomma, il solito giochino del “anche all’epoca…”, senza considerare il contesto, i dati e la scala temporale e spaziale. Come se dire “ha fatto caldo una volta” significasse che oggi, con milioni di tonnellate di CO₂ in più, tutto sia normale.

Nel cuore del Medioevo, durante quello che i climatologi chiamano “Periodo Caldo Medievale”, ci fu effettivamente un’anomalia climatica che rese il Nord Atlantico – Groenlandia compresa – sorprendentemente mite. I Vichinghi approfittarono del momento, stabilendosi sulle coste meridionali dell’isola, dove riuscirono persino a coltivare e a tenere bestiame.

Un vero colpo di fortuna climatica, insomma. Ma era una fortuna regionale. Quel riscaldamento, spiegano gli studiosi come Michael E. Mann, non fu globale, e nemmeno paragonabile ai livelli di oggi. Mentre l’Europa settentrionale si scaldava un po’, in altre parti del mondo il clima era addirittura più freddo. L’oceano Pacifico tropicale, ad esempio, restava piuttosto fresco. Altro che caldo planetario.

Non durò neppure troppo: intorno al XIV secolo, infatti, iniziò un periodo opposto, la cosiddetta Piccola Era Glaciale, che portò gelo, neve, ghiacci marini e, con loro, l’isolamento e il declino delle comunità vichinghe in Groenlandia. Un raffreddamento regionale che, come l’anomalia precedente, dipendeva da fattori naturali complessi e non replicabili oggi. Né volendo, né tantomeno negando la realtà.

Eppure, la storia dei Vichinghi in Groenlandia resta affascinante proprio perché mostra quanto un gruppo umano sia in grado di leggere – e in parte cavalcare – il contesto climatico del proprio tempo. Fonti come la “Saga di Erik il Rosso” e gli scavi nei siti di Brattahlíð o di Gardar raccontano di un insediamento ben strutturato, fatto di case in torba, campi coltivati e persino tentativi di commerciare col mondo norreno. Una civiltà che non solo seppe navigare in modo prodigioso, ma che tentò, almeno per un po’, di far crescere una comunità stabile in condizioni difficili.

Quando poi il clima virò al freddo, i Vichinghi non si adattarono abbastanza rapidamente o efficacemente. Alcuni studiosi ipotizzano che l’ostinazione a replicare il modello nordico – basato su allevamento e agricoltura – invece di attingere a pratiche locali (come facevano gli Inuit), abbia contribuito all’abbandono degli insediamenti. Altri parlano di difficoltà nei commerci e isolamento politico. Fatto sta che la Groenlandia tornò a essere quello che è per gran parte dell’anno: bianca.

Oggi il clima globale segue logiche diverse, su scala diversa. Ma questa è un’altra faccenda. La vicenda dei Vichinghi in Groenlandia ci dice qualcosa di interessante sulla relazione tra ambiente e società, più che sul riscaldamento attuale. E forse è proprio lì che vale la pena guardare, prima di agitare la clava dell’aneddoto per vincere la guerra del clima con una battuta.

Ma se vogliamo assegnare un punto ai detrattori del cambiamento climatico, almeno per la tenacia con cui riescono a tirar fuori Erik il Rosso in ogni discussione… va bene.

1-0 per loro.
Sì, faceva più caldo ai tempi dei Vichinghi.

Bibliografia selezionata

  • Diamond, Jared. Collapse: How Societies Choose to Fail or Succeed. Viking Books, 2005.
    → Analisi delle società antiche, inclusi gli insediamenti vichinghi in Groenlandia, e del loro rapporto con l’ambiente.
  • Jones, Gwyn. A History of the Vikings. Oxford University Press, 2001 (ed. aggiornata).
    → Testo di riferimento sulla storia e l’espansione dei popoli vichinghi, con contesto storico e culturale.
  • Roesdahl, Else. The Vikings. Penguin Books, 1998.
    → Approccio archeologico e storico alla civiltà vichinga, con attenzione agli insediamenti artici.
  • Mann, Michael E. The Hockey Stick and the Climate Wars: Dispatches from the Front Lines. Columbia University Press, 2012.
    → Difesa della ricostruzione climatica degli ultimi mille anni e distinzione tra riscaldamento medievale e moderno.
  • Jones, Phil D., Roberts, Neil. The Holocene: An Environmental History. Third Edition, Wiley-Blackwell, 2014. Briffa, Keith R.

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