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Parma e Firenze le prime città italiane a vedersi approvare dalla Commissione Europea il Contratto Climatico di Città (Climate City Contract – CCC).
Il riconoscimento formale dell’approvazione è avvenuto con la firma Il 21 marzo a Bruxelles: insieme alle due italiane, sono state premiate altre 22 città europee.
Contratto Climatico di Parma e Firenze
Delle 112 città selezionate dalla Commissione per sviluppare i Climate City Contracts, un primo gruppo di città ha presentato i propri contratti nell’aprile 2023, che sono stati esaminati dalla Commissione con il supporto di esperti, tra cui la Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Centro comune di ricerca (JRC).
Nell’ottobre 2023, a seguito di una revisione positiva, le prime 10 città hanno ricevuto un marchio di missione dell’UE. Questo faciliterà per le amministrazioni l’accesso ai finanziamenti e alle fonti di finanziamento dell’UE, nazionali e regionali, ma anche agli investimenti privati.
Nel marzo 2024 altre 23 città hanno ricevuto il marchio della missione UE.
Il Contratto Climatico di Città è un piano strategico che un’amministrazione municipale assume per diventare Climate Neutral. Tutti i settori sono coinvolti: ma in particolare quello dell’energia, l’edilizia, la gestione dei rifiuti e dei trasporti, insieme ai relativi piani di investimento.
Nel caso di Parma, sono state 130 le azioni individuate, suddivise in 5 settori chiave, insieme a 10 azioni legate alla governance e alla sensibilizzazione dei cittadini.
Il piano di Parma indica con chiarezza anche gli investimenti necessari per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2030. Come sottolineano i vertici del Comune, l’apporto degli investimenti privati è e sarà fondamentale nel percorso di attuazione. Finora, fanno sapere dal Comune, sono state 46 le aziende ed enti attivi sul territorio che hanno sottoscritto il patto; l’obiettivo “è quello di aumentare in maniera significativa questo numero nei prossimi mesi”.
Sul piano delle strategie concrete d’azione, il Contratto Climatico di Parma indica come più rilevanti: l’elettrificazione del territorio, la pianificazione verde, la mobilità sostenibile, la circolarità delle risorse, la politica alimentare, la riforestazione urbana, l’istruzione e la formazione.
I numeri che ci si prefigge di raggiungere entro il 2030 sono quelli dell’85% di riduzione totale delle emissioni, oltre ad una “ulteriore riduzione del 15% da attuare attraverso misure compensative oppure nuovi interventi che possano aumentare i già ambiziosi obiettivi di sostenibilità presenti nel piano”.
L’amministrazione della città emiliana, con le parole del sindaco stesso, parla di “grande onore e soddisfazione” per un riconoscimento che la posiziona come un modello per le altre città europee, una sorta di “investitura verde” per la città.
“Quasi due anni di confronto, progettazione, integrazione tra pubblico e privato, facendo sistema” ha aggiunto Gianluca Borghi, Assessore alla Sostenibilità Ambientale, Energetica ed alla Mobilità. “Da adesso, e per i prossimi 6 anni, saremo ancora più determinati nel favorire la produzione di energia rinnovabile, risparmiare energia, efficientare edifici e cicli produttivi. Non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché lo vogliamo, assieme all’Europa, assumendoci la responsabilità di scegliere, per contrastare il cambiamento climatico e per avere un futuro migliore, per tutti”.
Per quanto riguarda Firenze, il piano strategico parte dal riconoscimento di alcune criticità e peculiarità della città. Come il rilevantissimo patrimonio edilizio storico, che pone limiti oggettivi sugli interventi e conseguenti costi elevati; o la presenza significativa di turisti e pendolari che impattano sul territorio; o le competenze limitate sui servizi condivisi con altri comuni (gestione acque e rifiuti, trasporto pubblico…); e infine la struttura amministrativa complessa e vincolata da procedure nazionali.
Nel caso del capoluogo toscano, il punto di riferimento è lo Smart City Plan, che ha già da tempo individuato i settori cruciali: la pianificazione, l’efficienza della PA, l’efficienza dei servizi, la mobilità, l’ICT (Information and Communication technology), la comunicazione, la prosperità, gli strumenti finanziari.
L’obiettivo fissato è quello del “Net Zero” per il 2040.
La sfida, secondo l’assessore all’ambiente e transizione ecologica di Firenze Andrea Giorgio, la si può vincere “non facendo calare semplicemente le decisioni dall’alto”. Bisogna al contrario “sperimentare per la prima volta in città una trasformazione che sia anche una costruzione dal basso, coinvolgendo la cittadinanza, a partire dai giovani che pagano le colpe di chi li ha preceduti e dai più fragili”.
Da Palazzo Vecchio, si assicura, “lanciamo un patto dove ognuno si prende un pezzo di responsabilità per un cambiamento collettivo necessario e non più rinviabile verso una transizione ecologica che sia desiderabile e giusta